Wednesday, 6 December, 2006

Epistola a Meneceo

Abítuati a pensare che nulla è per noi la morte, poiché ogni bene e ogni male è nella sensazione, e la morte è privazione di questa. Per cui la retta conoscenza che niente è per noi la morte rende gioiosa la mortalità della vita; non aggiungendo infinito tempo, ma togliendo il desiderio dell’immortalità. Niente c’è infatti di temibile nella vita per chi è veramente convinto che niente di temibile c’è nel non vivere piú. Perciò stolto è chi dice di temere la morte non perché quando c’è sia dolorosa ma perché addolora l’attenderla; ciò che, infatti, presente non ci turba, stoltamente ci addolora quando è atteso. Il piú terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo piú. Non è nulla dunque, né per i vivi né per i morti, perché per i vivi non c’è, e i morti non sono piú. Ma i piú, nei confronti della morte, ora la fuggono come il piú grande dei mali, ora come cessazione dei mali della vita la cercano. Il saggio invece né rifiuta la vita né teme la morte; perché né è contrario alla vita, né reputa un male il non vivere. E come dei cibi non cerca certo i piú abbondanti, ma i migliori, cosí del tempo non il piú durevole, ma il piú dolce si gode. Chi esorta il giovane a viver bene e il vecchio a ben morire è stolto, non solo per quel che di dolce c’è nella vita, ma perché uno solo è l’esercizio a ben vivere e ben morire. Peggio ancora chi dice: “bello non esser nato, ma, nato, passare al piú presto le soglie dell’Ade”.

Epicuro 124-127


un grave lutto ha colpito il mio animo questa mattina...
ho paura della morte, perchè ho timore per chi resterà, per quelli che rimangono..
ho paura per quelli che mi stanno accanto perchè mi sentirei spaesata...
ho paura perchè sono egoista...

10 comments:

Robi said...

Non credo che si abbia paura per egoismo. Si è egoisti quando si cerca di evitare la paura. Ma la paura non è fatta per essere evitata o superata, ma per essere combattuta, continuamente. Un abbraccio.

ape said...

si ha paura, perchè quando muore una persona cara, si pensa a se stessi e a come si farà senza la stessa da quel momento in avanti....

Robi said...

Sì ma secondo me non è egoismo. E' il disorientamento che proviamo di fronte ad un sentiero nuovo, ad una strada della quale ignoriamo la direzione. Eppure il nostro essere uomini ci impone di percorrerla con il coraggio che, inspiegabilmente, sentiremo profonderci anche da chi, apparentemente, abbiamo perso.

ape said...

la tua risposta mi trova d'accordo..
l'errore in cui si cade nel giustificare, spiegare (se mai ci si riuscisse) la morte è condizionata dalla visione cattolica: il ns caro se ne va e noi piangiamo perchè non starà più con noi, ma dobbiamo solo essere felici perchè lo ritroveremo nel regno dei cieli...
la Chiesa cattolica rimprovera il cristiano credente perchè fa esulare il suo dolore dalla pace dell'animo del caro estinto.

Anonymous said...

volevo commentare ma la mia angoscia rispetto alla morte è tale che le parole sarebbero banali e prive di speranza, quindi inopportune e fastidiose.... tieni presente solo questo che se sei morto vuol dire che hai vissuto (e questo è già molto consolante)

il maiale ubriaco said...

La morte mi spaventa non in quanto morte, ma per la sua grandezza, per l'infinità sospesa che s'attende.
Ad ogni modo la morte in quanto mancanza dell'altro è un sentimento incolmabile, fidati.
Amo la morte quando si fa letteraria, e mi conforta nell'antropologia.
Alle volte morte sfida mancanza generando vita.
Poi c'è morte che si intravede, quel sentimento che crogiola nell'attesa: l'amore è un cancro, scrisse Petronio.
Ste-

Anonymous said...

in questo caso credo che l'egoismo sia la cosa più bella che ci possa essere. Sai bene che è la dimostrazione del tuo affetto per questa persona.
ci sono lati positivi anche nelle situazioni peggiori. probabilmente sopno quelli per cui vale la pena tirare avanti. la morte passerà e ritornerà tante volte. Non diamogli la soddisfazione di trovarci spaventati!

però io, personalmente, mi cago addosso! ahahahaha

ape said...

secondo me il cagarsi sotto deriva non dalla morte in se, ma dalla modalità: se quando si trapassa si è coscienti, dovrebbe essere bruttissimo capire che si sta lasciando qst mondo...il dolore di "doversi" abbandonare per sempre dovrebbe essere una sensazione orribile.

addormentarsi e non risvegliarsi invece, sembra una opzione più semplice.

Piggio said...

la sofferenza è solo istinto e tu non devi condannarlo stai male perchè le volevi bene punto
ora non c'è e non può più aiutarti.
normale che si soffre, importante è capire il senso di queste cose al piu presto prima che ti rodano dentro.. anche a costo di usare risposte tappabuchi.
Le risposte tappabuchi vanno sostituite quando se ne avranno di piu serie, ma ne vale la pena...
per rimediare alle falle

bic said...

TI dirò una cosa
non ti ho risposto subito perchè un po ho preso realmente tempo e un po per riflettere, ma forse avrei dovuto commentare subito.
Le lettere di epicuro per me sono bellissime e interessanti e come in questa ci sono delle traccie di conforto che hai saputo raccogliere con abilità

Per quanto riguarda il dolore
in se
(e questa è una mia opinione) non esiste,
ti spiego
Il dolore è una risposta alla sopravvivenza, tu soffri quando ti fai male,
ti dico una cosa brutta ma è così
Quando ti fai male, è un piccolo passo verso la morte il tuo corpo lo capisce e ti da lo stimolo del dolore, lo stesso quando muore qualcuno a cui tenevi, ti faceva del bene e ora hai qualcuno di meno su cui contare.
QUesto dolore puoi chiamarlo egoismo perchè il dolore sfoga anche in questo, ma non ha nulla di male,
questo dolore, questo egoismo ti serve per sopravvivere e devi tenertelo vicino a te, e conoscerlo per saperlo evitare, quando puoi farlo.
Il dolore è un istinto basso, più o meno evoluto. Ma ci salva la vita
Quando muori è facile e anzi naturale soffrire!

Il discorso che fai tu è giusto morire avvelenati da qualcosa di dolce toglie questo istinto e sinceramente non è una pessima idea

bello non esser nato, ma, nato, passare al piú presto le soglie dell’Ade :D

o meglio passarci senza soffrir troppo